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5000 anni di storia: di che si tratta?

Parliamo del tanto diffuso smalto per le unghie! La curiosità sulle origini di questo prodotto nasce da una semplice domanda: che colore mettiamo per la coreografia? ...e da qui l'incognita: trattandosi di una coreografia faraonica, gli antichi egizi usavano lo smalto? Esisteva già??

A quanto pare, si: l'usanza di "dipingersi" le unghie risale all'antica Cina del terzo millennio a.C., ben 5000 anni fa! Gli antichi popoli cinesi erano soliti utilizzare sostanze di origine vegetale (petali di fiori, gomma arabica, ecc.), minerali e animali (cera d'api) che venivano sapientemente miscelate al fine di ottenere composti in grado di essere applicati sulle unghie allo scopo di colorarle. Naturalmente, l'uso di questi smalti non aveva la funzione prettamente estetica cui noi siamo abituati a pensare, bensì venivano utilizzati dalle classi ricche che detenevano il potere per distinguersi dal resto della popolazione.

Anche gli antichi egizi erano soliti colorare le proprie unghie. Analogamente a quanto avveniva nelle popolazioni cinesi, quest'usanza era tipica delle classi ricche, dei faraoni e delle regine che erano soliti dipingersi le unghie con l'henné, ottenendo una colorazione rosso-marrone. 
Sembra che Nefertiti prediligesse il rosso rubino, che si dice fosse colorato anche da gocce di sangue, mentre Cleopatra utilizzava un rosso cremisi. Ancora una volta era il colore a definire lo status: più il rosso era pieno, più la donna aveva potere.

Gli Incas e le popolazioni del Sud America decoravano le unghie con immagini di aquile ed uccelli.

In Europa i colori preferiti erano colori delicati e pastello, tendenti ad un sobrio rosa perlato.

Fu solo secoli dopo, più precisamente a partire dal IX secolo, che l'usanza di colorare le unghie con smalti acquistò il significato estetico tuttora attribuitogli.

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Dai FELLAH-MENGU al FLAMENCO: un viaggio iniziato circa 1300 anni fa, se non anche più

E' proprio dai nomadi, dai fellah-mengu (dall'arabo, contadini erranti, senza terra), che il flamenco trova le sue più profonde radici. Originari dell'India, queste popolazioni nel corso dei secoli hanno attraversato l'Egitto, la Cechia e la Slovacchia, per poi stabilizzarsi, verso il XV secolo, nei Balcani, in Italia, in Francia e in Spagna. 
Siamo nell'VIII secolo quando gli arabi conquistano la penisola iberica e, in particolar modo, il sud diventa il cuore della cultura araba: e' così che il canto dei Moriscos inizia ad intrecciarsi con quello locale, caratterizzandolo con le tipiche variazioni delle intonazioni vocali.   Qualche secolo più tardi, anche i gitani giungono in Andalusia* e, favoriti dal clima multietnico e ospitale, "adattano" la loro cultura integrandosi nella società. Ma dal 1400 al 1600 subiscono, insieme agli arabi e agli ebrei, una feroce persecuzione religiosa che li costringe a fuggire sui monti (fellah-mengu, appunto). E' in questo contesto che la cultura musicale gitana si mescola con quella araba ed ebraica. La musica diviene una sorta di veicolo per una ribellione nascosta: i cantori flamenchi infatti denunciano le oppressioni nei loro testi in lingua Calò. Probabilmente è questo il periodo in cui la musica flamenca viene maggiormente caratterizzata dalla tipica malinconia e fierezza che la contraddistingue. 

Il flamenco, quindi, nasce come canto (cante): la chitarra (guitarra) e la danza (baile) sono acquisizioni successive. Siamo verso il 1700 quando il cante e il baile sono i soli elementi del flamenco, che vengono accompagnati dai toque de palmas, senza altri strumenti musicali. Dobbiamo aspettare la fine del 1800 per veder comparire la guitarra e tutti gli elementi stilistici che caratterizzano il baile nella sua forma attuale: siamo nell'età d'oro del flamenco, quando finalmente viene conosciuto e amato dal pubblico spagnolo grazie alle interpretazioni che si tengono nei Café. 

Sull'etimologia della parola flamenco ci sono diverse interpretazioni: alcuni studiosi ipotizzano derivi da "flamencos": così erano chiamati i gitani perchè si credeva provenissero dai Paesi Bassi (Fiamminghi); altri ipotizzano una traduzione letterale del termine spagnolo, che significa fenicottero; altri, dalla parola araba "fellah-mengu", come abbiamo visto all'inizio.


*dall'arabo al-Landahlautsiyya (dal termine goto Landahlauts, lotti terrieri), successivamente semplificato in Al-Andalus

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Té alla menta
Jul 13, 2017
Té alla menta

Il tè è una delle bevande più antiche e consumate sulla terra, le sue origini, appannate da leggende, sembrano risalire al 2000 a.C., in Cina.  Il tè venne introdotto in Marocco dagli inglesi verso la metà del XIX secolo quando, in seguito alla guerra di Crimea, persero i loro usuali sbocchi commerciali e furono costretti a cercane altri, orientandosi verso il nordafrica. Le popolazioni locali apprezzarono molto questa bevanda che diventò il simbolo dell'ospitalità marocchina
L'uso di mettere in infusione anche delle foglie di menta si deve con molta probabilità ai beduini, nomadi del deserto. Consumato rigorosamente molto caldo, a dispetto di quanto si possa immaginare, il tè alla menta è infatti un ottimo rimedio contro la calura per le sue proprietà rinfrescanti. Questa deliziosa bevanda, diffusa nel mondo arabo, è un vero toccasana: servita dopo i pasti  favorisce la digestione e rilassa la muscolatura dell'intestino, aiutando ad eliminare gonfiori.  Decongestionante e analgesico, è inoltre un valido alleato per la  memoria  e favorisce la concentrazione. Perfetto per ogni occasione, è tradizione accompagnarlo con della frutta secca come nocciole (Libia), pinoli (Tunisia), o dolcetti alla mandorla (nordafrica).  

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Sapone: un'invenzione araba

Sebbene le prime testimonianze ci portino indietro nel tempo fino al 2800 a.C., in Mesopotamia, dove è stato rinvenuto materiale simile al sapone, possiamo dire che il sapone vero e proprio ha avuto origine in Siria, propriamente nella città di Aleppo. Già nei primi anni dell'Islam gli arabi avevano creato dei saponi molto fini, profumati con essenze di origine vegetale. Sull'onda dell'espansione araba, dall'800 d.C. si diffusero in tutto il bacino mediterraneo raggiungendo la Spagna e la Sicilia. I primi saponifici d'Europa sorsero nel XII secolo, a seguito delle crociate, in Castiglia (Spagna) e in Italia (Savona, Venezia), poi in Francia, dove nacque il sapone di Marsiglia. 
Sono stati dunque gli arabi i primi ad utilizzare la soda caustica (al-soda al-kawia) combinata con acqua, olio d'oliva (emolliente) e olio essenziale d'alloro (sgrassante, antisettico e antibatterico) per creare il sapone. Questo metodo, tanto semplice quanto antico, è rimasto sostanzialmente invariato fino ai nostri giorni e ad Aleppo continua l'originale lavorazione artigianale. 
Se vi capiterà di fare un giro nei souk di qualche città araba, è molto probabile che troverete anche un tipico banco di saponette.  

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TULIPANI AMORE E TURCHIA

Forse pochi sanno che in realtà il fiore che rappresenta il vero amore è il tulipano.
Originario della Turchia, di cui è il simbolo floreale, il tulipano fu importato in Europa verso la metà del 1500, divenendo presto di gran moda in Olanda e Inghilterra.
Il nome tulipano deriva dal turco "tullband" che significa copricapo, turbante, proprio in virtù della forma del fiore.
Il sultano de "Le mille e una notte" ne lasciava cadere uno rosso ai piedi di una donna dell'harem per farle capire che era la prescelta. Ma una leggenda popolare sostiene, al contrario, che erano le odalische a lanciarli oltre le sbarre dell'harem per mandare messaggi al fidanzato perduto. Comunque sia, in tutto il mondo il tulipano parla d'amore. Forse perchè la leggenda più antica che lo riguarda (di origine persiana) sostiene che il fiore sia nato dalle gocce di sangue di un giovane suicidatosi per una delusione amorosa. Un’altra interpretazione, in netta contrapposizione con altre credenze, vedrebbe il tulipano incarnare sentimenti freddi e scontrosi.
Attualmente, comunque, il suo significato non allude a relazioni sfortunate, bensì a quelle più equilibrate e perfette.

SIGNIFICATO: onestà, messaggio d'amore, perfetto per dire che amate e amerete per sempre.

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